Ampezzo – Cjastelat
La strada medievale
La strada medievale che risaliva diretta verso il Cadore era molto frequentata anche in periodo antico e si muoveva lungo il Torrente Teria, che era attorniato da uno spazio ampio di terre pubbliche, le quali garantivano il transito di importanti greggi. Una seconda via si muoveva più alta, verso ovest e serviva anche per dotare di viabilità una vasta campagna coltivata su un versante assolato, con alternanza di prati e zappativi. Le due strade si muovevano nella direzione del Cjastelat, una fortificazione antica che controllava chi saliva o scendeva da Cima Corso. Il percorso recupera anche un tratto della strada nazionale oggi abbandonata dal traffico automobilistico ed è perfettamente leggibile come un pezzo di archeologia.

Dai pascoli ai terrazzi glaciali
Nel tratto in cui lascia l’abitato, il percorso scende nell’alveo del Rio della Faria, per poi biforcarsi: a nord verso Forni e a ovest verso il torrente Teria.
Una volta raggiunti i terrazzi morenici, il panorama si apre suggestivo su Ampezzo e le borgate di Socchieve, permettendo di decifrare l’origine geologica dell’ampio anfiteatro circostante. Il sentiero ricalca stradine rurali, immerse in quelli che un tempo erano campi coltivati e pascoli

Un tratto significativo dell’itinerario ricalca la vecchia Strada Nazionale: un percorso pavimentato ma oggi raramente solcato da mezzi agricoli o residenti. Il tracciato conserva la storica impronta dei filari di ippocastano che, durante l’estate, offrono una piacevole ombra ai viandanti.

Superata una prima serie di declivi prativi, si raggiunge un suggestivo terrazzo naturale, testimonianza dell’antico fondale glaciale. Un tempo area di coltivazione intensiva frazionata in piccoli lotti, la zona si presenta oggi come un’unica, vasta distesa di prato stabile.

Il Cjastelat: tra archeologia e natura
Salendo verso il Cjastelat si osserva un netto cambio di paesaggio. Quest’area, storicamente definita da piccoli insediamenti contadini tra pascoli e prati pubblici, sta oggi subendo un processo di rimboschimento dovuto all’abbandono delle attività rurali. Solo attorno alle case isolate si conservano ancora degli spazi aperti, anche se non più arati

Sulla sommità, verso il X secolo, fu eretto un castello per sorvegliare la strada che risale il torrente Teria verso Cima Corso. La struttura, costruita in legno e terra battuta su un colle scosceso, godeva originariamente di un’ampia visuale. Seguendo la tipologia dei castelli della zona dei Forni, del sito si riconoscono oggi i fossati e i rilievi dei terrapieni, che attendono ancora di essere riportati alla luce da uno scavo archeologo

Poco sotto la collina, un ampio pianoro testimonia l’antica vocazione agricola della zona: tra quest’area e Cima Corso venivano un tempo sfruttati i terrazzi più fertili e soleggiati.

L’importanza strategica dell’antica strada del Teria è confermata dalla presenza del Vallo Littorio; qui, alla fine degli anni ’30, il regime fascista edificò un complesso sistema di bunker in cemento armato per mitragliatrici e cannoni. Tali fortificazioni, nate per contrastare un eventuale attacco tedesco, dimostrano come il castello sulla rupe non fosse una residenza signorile, bensì un presidio militare volto al controllo del passaggio.

Verso il “Pocion”, la piscina naturale dei giovani di Ampezzo
Percorrendo la strada del Teria, si attraversano aree recentemente rimboscate e oggi avviate a fustaia

Proseguendo, si raggiunge il Mulino di Chiz (o Chizzo), un antico impianto sulla sponda sinistra del torrente, alimentato da un canale in legno sorretto da pilastri lignei. L’acqua, derivata molto più a monte e raccolta in una vasca di carico, veniva restituita al corso del Teria all’altezza del ‘Pocion’: uno slargo naturale utilizzato da sempre dai giovani per rinfrescarsi nelle calde giornate estive.

La strada che collegava il Teria al villaggio era la via più frequentata dagli animali per l’abbeverata. Incisa nella roccia, poco a monte delle ampie distese di ghiaie glaciali, oggi regala splendidi scorci panoramici sulle terre ancora coltivate; nel tratto roccioso, invece, il paesaggio sta mutando in boschi di nuova formazione.

Il tracciato si fa particolarmente suggestivo nei pressi di Ampezzo: qui, antichi muretti a secco delimitano il cammino, un tempo necessari per contenere le greggi e proteggere le colture circostanti.
