Viaso – Dilignidis
L’impronta del ghiaccio a Dilignidis
La mappa del 1812 rivela come il villaggio di Dilignidis si estendesse originariamente anche sulla riva destra del corso d’acqua che lo separava dal comune di Viaso. L’insediamento sorgeva su un’ampia piana di depositi morenici, profondamente incisi dall’azione erosiva delle acque. Il percorso tra i due centri, pur apparendo rettilineo in pianta, permette di percepire chiaramente l’imponenza dei depositi post-glaciali modellati dagli agenti atmosferici.
In passato, i versanti più ripidi venivano consolidati tramite la coltivazione di essenze arboree gestite a ceduo. In un paesaggio storicamente privo di vegetazione ad alto fusto, i valloni scavati dai torrenti creavano così un suggestivo contrappunto boschivo.

La chiesa del borgo di Viaso
L’itinerario parte dallo storico incrocio nel centro di Viaso e prosegue verso la chiesa di San Giovanni. Lungo il cammino si incontrano diverse dimore storiche, fino a giungere alla piccola cappella del borgo. Nonostante le dimensioni modeste, l’edificio domina l’abitato dal punto esatto in cui il sentiero proveniente da Dilignidis scendeva verso il cuore del paese.

All’interno della chiesa, l’attenzione del visitatore è catturata dall’abside tardo-quattrocentesco, affrescato da Giulio Salandino nel 1519. L’opera testimonia un’epoca in cui ogni comunità cercava di manifestare il proprio benessere attraverso il mecenatismo artistico.

I sentieri del “piovego”: esempi di lavoro comunitario
Il sentiero per Dilignidis, oggi immerso nella vegetazione, era un tempo fiancheggiato da filari di carpini e faggi. Esso attraversava aree agricole cruciali per la coltivazione e la produzione di foraggio. E’ probabile che le alberature servissero anche a rinforzare le staccionate in legno. Si trattava della principale via armentaria, utilizzata per condurre il bestiame verso i pascoli d’alta quota.

Un segno tangibile dell’importanza di questo tracciato per il pascolo vagante è la presenza di una storica vasca per l’abbeveraggio. Lo stagno e i terreni circostanti erano di proprietà comunale e fungevano da punto di raccolta per le greggi prima del rientro in paese.

Dopo aver costeggiato la sommità del terrazzo glaciale, il sentiero scende dolcemente con una sezione incassata verso il letto del Rio Chialderus.

Nei pressi del guado, la strada conserva ancora ampi tratti dell’antica pavimentazione originale. Sebbene in alcuni punti sia visibile l’attività erosiva dell’acqua, il fenomeno è oggi mitigato da vegetazione di neoformazione sorto dopo l’abbandono delle colture. Qui, il bosco misto sta lentamente sostituendo le prime colonizzazioni di pino.

In diversi tratti del percorso, le pavimentazioni storiche risultano ancora perfettamente visibili: esse sono il frutto dei pioveghi (o corvée), le prestazioni di lavoro gratuito che la comunità offriva per la manutenzione delle opere pubbliche.

Infine, risalendo dal greto del rio, il ripido sentiero sbuca sul pianoro dove sorge Dilignidis. In quest’area è attestato lo storico toponimo Castelir (o Casteler), che suggerisce la presenza di un antico insediamento preistorico fortificato, protetto dalle scarpate fluviali, naturalmente scoscese e inattaccabili.
