Al mulino di Viaso
La mappa del 1812 mostra la strada che dal centro del paese conduceva al mulino partendo dal principale incrocio delle viabilità medievali. L’edificio sorgeva al confine con i territori di Dilignidis ed Enemonzo, punto in cui il tracciato terminava.
A monte del mulino, una piccola opera di presa permetteva di intercettare l’esigua portata del torrente, convogliandola verso un’ampia vasca di carico situata in posizione sopraelevata rispetto alla struttura.
Da qui, una canaletta in legno dirottava l’acqua sulle pale che azionavano le macine. Dopo il salto, l’acqua defluiva nuovamente nel torrente attraverso opere idrauliche studiate per dissiparne l’energia residua.

Sulle tracce dell’antico mulino di Viaso
Il percorso attuale inizia dallo storico incrocio nel centro di Viaso e, percorrendo il tratto nord di via San Giovanni, si ricongiunge alla traccia dell’antico sentiero. In questo primo segmento, la larghezza della sede stradale è stata rimaneggiata in occasione di passati interventi di piantumazione sul versante comunale.

Scendendo verso il primo guado, la strada di servizio forestale è ancora ben evidente. Subito dopo, tuttavia, il sentiero riprende la sua dimensione originaria. L’esiguità del passaggio testimonia come, un tempo, la farina potesse essere trasportata verso il mulino esclusivamente a spalla o a dorso di mulo.

L’itinerario prosegue lungo una pista forestale che si inoltra nella stretta della valle. Qui il sentiero scende verso il Rio Chialderuz per poi risalire dolcemente verso un dosso e ridiscendere fino ad attraversare il Rio Dusili. Quest’ultimo presenta una portata maggiore, tale da garantire in passato il riempimento della vasca di carico.

Del mulino restano oggi soltanto alcune rovine, a causa del crollo della vasta copertura avvenuto molti decenni fa. Sebbene sullo stipite della porta d’ingresso siano ancora visibili alcune croci benaugurali, del vecchio sistema di condotti e della ruota non rimane traccia: essendo realizzati in gran parte in legno, sono andati perduti nel tempo. Le macine, con ogni probabilità, giacciono sepolte sotto le macerie.

La ruota era posizionata sul lato est del mulino, alimentata dal canale in legno. Una volta esaurita la spinta sulle pale, la forza idraulica veniva smorzata da due muri artificiali che creavano due piccole cascate. A monte della struttura è ancora riconoscibile l’ampia vasca di carico che fungeva da riserva idrica, realizzata scavando il versante e costruendo un lungo argine di contenimento. Oggi questo manufatto è completamente avvolto dalla vegetazione.

Gran parte del sentiero attraversa le terre collettive di Viaso, in un contesto boschivo di recente impianto. Questi boschi risultano tuttavia poco stabili, a causa dell’eccessiva altezza degli alberi in rapporto a un apparato radicale piuttosto superficiale.
