Ampezzo – Oltris
Viabilità antica
Secondo la cartografia del 1807, l’ascesa dal guado del Lumiei a Oltris avveniva tramite due percorsi: uno corrisponde all’attuale rotabile, l’altro è un sentiero più scosceso rimasto quasi inalterato. Quest’ultimo è tuttora percorribile, sebbene oggi immerso nel bosco anziché tra i prati di un tempo. Sul versante opposto, il sentiero per Ampezzo è invece scomparso, cancellato dai profondi mutamenti morfologici causati dalla costruzione della strada moderna.

Evoluzione urbana tra gestione del suolo e prevenzione rischi
Quello di Oltris e Voltois era un comune “doppio”, originariamente autonomo rispetto ad Ampezzo. Nonostante la relativa distanza tra i due villaggi, essi condividevano la medesima amministrazione. Ciascun borgo possedeva la propria chiesa e l’abitato sorgeva su terreni meno fertili dal punto di vista pedologico, una scelta oculata per preservare le aree coltivabili.
Il nucleo abitativo era composto prevalentemente da tradizionali case coloniche a corte, dove l’abitazione, le stalle e il fienile si affacciavano su un cortile interno. La rete di vicoli stretti si espanse progressivamente lungo il versante, con la costruzione di nuovi edifici sempre più distanti dal centro originario.

Anche in queste località, le dimore della borghesia artigiana iniziarono a distinguersi per la presenza di portici al piano terra. Tuttavia, fino alla fine del Settecento, le coperture erano ancora realizzate con ripidi spioventi in paglia. Questa tipologia costruttiva rendeva difficile limitare il consumo di suolo agricolo, poiché gli edifici dovevano essere mantenuti distanziati tra loro per prevenire la propagazione dei frequenti incendi.

A Oltris, la casa dei Tadio sorgeva isolata rispetto al paese. Si trattava di una costruzione settecentesca che, più che al modello della casa urbana, si ispirava alla villa o al palazzo veneziano.

Le abitazioni tradizionali dei tessitori presentavano portici e si sviluppavano su soli due piani; le elevazioni a tre piani sono invece il risultato di ristrutturazioni avvenute tra la fine del XVIII e il XIX secolo.

Questo processo di lenta trasformazione dell’architettura popolare proseguì fino al tramonto dell’Ottocento, per rispondere alla crescita demografica e alla formazione di nuclei familiari sempre più numerosi.

Le aree agricole limitrofe all’abitato erano protette dalle intrusioni di uomini e animali mediante alti recinti, realizzati reimpiegando i sassi provenienti dalla bonifica dei suoli.

All’interno delle proprietà pubbliche e private, i percorsi comuni erano delimitati da palizzate o siepi intrecciate con ramaglie. L’uso del legno al posto della pietra era una necessità tecnica: i terreni più produttivi erano infatti sciolti e instabili. La costruzione di muri a secco avrebbe potuto causare dissesti idrogeologici, alterando il naturale deflusso delle acque.

Giunto al margine del terrazzo naturale, il percorso, ancora ben visibile, sebbene ormai privo delle opere in legno che un tempo impedivano al bestiame di invadere i fondi privati, scende rapidamente lungo il versante inciso dal torrente Lumiei, fino a raggiungere l’area dello storico guado. Di quel paesaggio oggi non resta traccia del ponte tardo-ottocentesco, l’unico esempio di ponte coperto in Carnia. Per raggiungere Ampezzo sull’altro versante, è oggi necessario seguire la strada asfaltata.
