Lungis – Dilignidis – Ampezzo Preone Socchieve
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Lungis – Dilignidis

L’economia del suolo tra Lungis e Dilignidis

Lungis sorvegliava la riva del Rio Gorgo con un nucleo abitativo intenzionalmente denso, volto a preservare il suolo fertile circostante. L’abitato sorgeva su un terreno roccioso e poco produttivo, mentre i declivi più dolci erano suddivisi in campi lunghi e stretti, disposti parallelamente alle curve di livello dell’antico bacino glaciale. Lungo la via che conduce alla chiesa di origine bassomedievale, sorta originariamente tra i coltivi, si attestano le dimore più imponenti. Al contrario, la strada per Dilignidis sale ripida verso nord, dove si è sviluppata una seconda linea di espansione costituita da edifici più modesti.

Lungo il rio: dal borgo di Dilignidis al guado

Nonostante il grave incendio del 1886, Dilignidis conserva ancora alcune caratteristiche case a loggia in legno della fine del XIX secolo. Tuttavia, l’estetica attuale del villaggio è dominata da edifici più recenti, i cui intonaci bianchi ne hanno mutato il carattere originario. Il nucleo primitivo sembra essere stato pianificato attorno a un’aggregazione di tre schiere edilizie con orientamento nord-sud.

Partendo dalla chiesa (edificata esternamente al borgo in epoca successiva), il sentiero si snoda in quota lungo il Rio, per poi scendere bruscamente verso il guado. Sebbene in parte invaso dalla vegetazione, questo percorso storico rimane suggestivo e ben conservato.

Gelsi e praterie: l’eredità agricola di Lungis

Sulla riva destra, il sentiero emerge dalla forra alberata aprendosi su praterie ancora falciate: un sistema di campi destinati al foraggio e all’allevamento che, tuttavia, sta subendo una forte contrazione nelle aree intermedie dei versanti.

Scendendo verso l’abitato, un filare di gelsi testimonia l’antica pratica della bachicoltura, diffusa anche a queste altitudini. La strada, oggi asfaltata ma poco trafficata, offre un suggestivo ingresso a Lungis dall’alto. Un tempo, questi terreni erano coltivati intensamente. Oggi, invece, anche le aree più fertili sono state convertite a prateria.

Laddove la pendenza rende difficile l’uso dei macchinari, la vegetazione spontanea riprende il sopravvento, creando un paesaggio in cui le praterie stabili si alternano a zone boscose.

La via campestre, storicamente incassata rispetto ai campi e protetta da staccionate, conduceva infine in paese: l’accesso avveniva attraversando il piano terra di una cortina edilizia, con il piano stradale ribassato di un livello rispetto alla campagna sovrastante.