Lungis – Viaso (Sentiero Basso)
Il sistema viario storico tra Lungis e Viaso
La cartografia del 1812 evidenzia come una rete di sentieri collegasse Lungis a Viaso, attraversando un fitto mosaico di particelle coltivate in un’area all’epoca estremamente fertile. Si distinguevano sostanzialmente tre percorsi: quello meridionale, che si snodava tra i settori meno produttivi della morena (caratterizzati da terreni incisi, dilavati e destinati a pascolo o bosco); quello centrale, che attraversava il cuore produttivo della zona con lotti arativi allungati e adattati alle micro-morfologie del deposito morenico; e un terzo tracciato, situato ancora più a sud, che serviva prevalentemente aree prative.

Lungis: architettura e identità insediativa
Lungis si distingue per un patrimonio edilizio di eccezionale interesse. Oltre alla chiesa di San Giovanni Decollato, preziosa testimonianza di un assetto insediativo perfettamente conservato, il borgo vanta significativi esempi architettonici: dalle case seicentesche dei tessitori alle abitazioni sette-ottocentesche con logge in legno, fino agli edifici più alti e compatti del XIX secolo.

Un caso esemplare è Casa Bertoli: il portale e lo stemma testimoniano l’ambizione di alcune famiglie di tradurre una narrazione borghese anche in un contesto rurale. La cura dei dettagli e la sobria eleganza dell’architettura rivelano stili di vita distanti dalla mera sussistenza agricola, comuni anche alla famiglia Bernardis. Verso la strada principale, il palazzo dei Bertoli adotta un linguaggio quasi urbano, con un paramento murario in cui i pieni prevalgono sui vuoti, in netto contrasto con la trasparenza delle logge agricole. L’impianto interno appare tripartito, con un salone passante destinato alla distribuzione degli spazi. Sul retro, l’edificio sfrutta la pendenza del terreno con un piano seminterrato protetto da un lungo portico, un tempo adibito al lavoro artigianale.

La conservazione delle tradizioni
A Lungis, le tipiche case con loggia lignea si sono conservate meglio che altrove, con almeno cinque esemplari di grande rilievo. Queste strutture erano caratterizzate da una serie di stanze accessibili direttamente dall’ampia loggia, che integrava al suo interno anche la scala.

Originariamente, ogni nucleo familiare disponeva anche di annessi rustici, molti dei quali sono stati convertiti in abitazioni nel corso degli ultimi decenni.

Trasformazioni del paesaggio contemporaneo
Il sentiero verso Viaso si dirama poco a valle dell’abitato, costeggiando una delle ultime aziende agricole ancora attive. La strada pubblica, oggi ampia, scende verso le zone un tempo coltivate a prato. Sebbene l’ambiente circostante sia in gran parte rimboschito, il tracciato mantiene la sua evidenza storica e incrocia il sentiero proveniente da Mediis.

L’antica vocazione prativa è oggi leggibile solo nei tratti pianeggianti, dove la meccanizzazione della fienagione è ancora possibile. Al contrario, le aree segnate dalle rugosità delle erosioni post-würmiane sono state invase da boschi di neoformazione.

L’antico crocefisso
Poco prima di Viaso, il sentiero inferiore si ricongiunge a quello centrale, oggi asfaltato e principale asse di collegamento tra le frazioni. Lungo questo itinerario, nei pressi di un antico crocifisso, si raggiunge in breve tempo l’abitato di Viaso.

Una fotografia d’epoca ritrae il tradizionale altarino dedicato al Cristo, situato esattamente al confine tra le terre arate e i pascoli. Quel punto non era solo un riferimento religioso, ma un vero confine paesaggistico e colturale. Oggi, con il regresso dell’economia legata alla fienagione, quel limite è svanito: le successioni vegetali secondarie e il bosco stanno progressivamente assediando e riconquistando le praterie storiche.
